| Marzo 1998: Neve e terremoti |
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| Scritto da Alexander Brucolini |
| Mercoledì 16 Luglio 2008 01:00 |
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In omaggio al proverbio secondo il quale le disgrazie non vengono mai da sole, i grandi terremoti, in Umbria, sono stati spesso accompagnati da forti perturbazioni atmosferiche. Così sembra sia stato, in passato, per il sisma killer del 1703, così per quello del 1831-32.
Neanche il più recente, del 1997-98, sfuggì alla regola. Non nel momento della prima fase (settembre 1997), ma nei giorni dell’ultima decade di marzo 1998, quando iniziò ad attivarsi l’ultimo segmento di faglia: quello di Gualdo Tadino – Rigali. 22 MARZO In questa carta della situazione a 5400 metri circa, possiamo già vedere il principale protagonista dell’episodio: l’anticiclone russo-siberiano, presente con una cellula da 1030 hpa sulla tundra a sud della Novaja Zemlja. Lungo il suo bordo orientale è già presente su tutta l’Europa dell’Est un blocco di aria freddissima (in celeste chiaro).
23 MARZO All’inizio della giornata, i due anticicloni sono già saldati, come potete vedere nell’immagine sopra. L’Italia adriatico-appenninica è ancora in regime di alta, ma la temperatura comincia a scendere.
24 MARZO Le due immagini si riferiscono alla temperatura a 1300 metri (a destra) ed alla pressione al livello del mare (a sinistra) nella notte fra il 24 ed il 25, nel momento di massima intensità dell’ondata di maltempo. La depressione sul basso Tirreno attira correnti fredde da nord-est (fra –2 e – 4 la temperatura a 1300 metri, valori tipici del mese di gennaio) e sui versanti orientali dell’Appennino la nevicata è grandiosa: abbondante come mai in primavera negli ultimi 20 anni. Giungerà fin sotto ai 500 metri di quota, con accumuli che andranno dai 20-30 cm. a 2 metri; a Foligno cadono 13 mm di pioggia, con una minima di 2 gradi. Più alto il manto nevoso sul settore settentrionale dell’Altopiano Plestino: rimangono isolate Seggio, Pisenti, Cavallara, Cariè, Arvello e Cassignano. Numerose automobili rimangono bloccate in mezzo alla tormenta. Enorme l’impegno della Protezione Civile nel portare soccorso alle popolazioni della montagna folignate. 25 MARZO L’Italia Centrale viene raggiunta dall’isoterma dei –5 gradi a 850 hpa. L’ondata di gelo raggiunge il suo acme: mentre la depressione scivola verso Creta, sulle nostre montagne il burjan arriva a svellere i tetti di alcuni containers, mentre l’effetto stau appenninico accumula altra neve (fino a 4 metri!!) rendendo proibitive le operazioni di soccorso. A Foligno città la massima raggiunge a malapena i 5 gradi. Alcune frazioni saranno liberate soltanto in serata. A Costa, una frazioncina del comune di Serravalle del Chienti prossima al confine, rimasta isolata e senz’acqua, si arriva a sciogliere la neve per poter bere. Altri automobilisti rimangono bloccati a Colfiorito, particolarmente colpita dal maltempo.
26 MARZO La montagna folignate si risveglia ancora in piena emergenza, ma da ovest già avanza l’onda calda dell’anticiclone subtropicale; a fine giornata l’isoterma dei –5 abbandona la penisola, la massima a Foligno città è già di 8 gradi. |




