| La gelata del maggio 1957 |
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| Scritto da Alexander Brucolini |
| Lunedì 14 Luglio 2008 01:00 |
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Parlando delle caratteristiche del mese di maggio, abbiamo visto come sia normale, in questi giorni, un breve ritorno del freddo ed un abbassamento delle temperature. Ma quello che si verificò fra il 7 ed il 9 maggio 1957 fu realmente un episodio straordinario: la più grave, anomala e dannosa ondata di gelo tardivo che l’Italia e l’Umbria abbiamo subìto nel XX secolo.
Con l’aiuto del prodigioso archivio storico del sito tedesco Wetterzentrale, cerchiamo di capire innanzitutto cosa accadde esattamente, e perché. 5 maggio 1957, ore 00 GMT Una profonda depressione a carattere freddo (minimo 996 hpa sulla Svezia) si prepara a scendere sul Mediterraneo. Al largo dell’Irlanda, in pieno Oceano, è appena visibile una macchiolina di color rosso mattone: è l’Anticiclone delle Azzorre, in posizione del tutto anomala; non solo abbandona il Mediterraneo, ma traccia anche un sentiero per l’aria fredda, lungo le coste atlantiche, verso il nostro paese. Vedete come le isobare (le linee bianche che uniscono tutti i punti con identica pressione atmosferica) siano completamente orientate in direzione nord-sud. Lunedì 6 maggio 1957, ore 00 GMT La linea nera separa in sostanza l’aria polare da quella subtropicale, l’inverno dalla primavera. Rispetto al giorno precedente, infatti, si è portata molto più a sud, e nel corso di questa giornata invaderà completamente l’Italia. Un secondo vortice depressionario (1005 hpa.) si è formato sull’Alto Adriatico, ed aria fredda entra dalla Valle del Rodano. In mattinata, temporali e grandine sulla Pianura Padana. Neve in Trentino.
Martedì 7 maggio 1957, ore 00 GMT
La depressione è ora sull’Italia meridionale; dalla Porta della Bora affluiscono sullo Stivale masse d’aria sempre più fredde, lungo un asse perfettamente orientato in senso Nord-Sud (l’area colorata in celeste).
A quasi 40 anni di distanza, riesce difficile per noi capire cosa significasse all'epoca un evento del genere. Vediamo qualche dato. Nel 1951 il 59,9% della popolazione attiva della provincia di Perugia lavora in agricoltura. Il 10% della popolazione attiva nell’industria si occupa della trasformazione di prodotti agricoli. Metà dei poderi almeno è occupata da grano, vite, olivo: le tre colture con raccolto compromesso. La resa media del grano è comunque ancora inferiore a 1:15. Ancora nel 1964, su un campione di aziende della Media Valle del Tevere, il 92% non è fornito di servizi igienici e l’83% non è allacciato all’acquedotto. Dati simbolici, per capire perché la gelata del 1957 abbia concorso in misura importante ad innescare e ad accelerare il movimento di abbandono delle campagne umbre. Tra il 1951 ed il 1961 la popolazione in agricoltura cala di 66.275, il 34,3 per cento. Per concludere, le parole di una testimone diretta: "Nei campi si era posata la brina come in gennaio, in collina tutti i germogli di uva ed olivo si erano gelati, mentre sul piano le coltivazioni di grano e foraggio sembravano distese di aghi di ghiaccio. A metà giornata il vento portò via del tutto le nuvole, lasciando scoperte intorno le punte dei monti imbiancate di neve (…). Il vento e la bufera avevano schiacciato le coltivazioni, creando enormi chiazze calpestate, come se un gigante si fosse divertito a fare le capriole sui campi, mentre i teneri grappolini di uva appena germogliati, ora scaldati dal sole, apparivano scuri ed ammosciati, come cotti. L’effetto del gelo era stato terribile." Il brano è tratto dal libro di Rina Gatti "Stanze vuote addio", Thyrus editore, Arrone, 2003.
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