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"Giugno che sei maturità dell'anno, di te ringrazio Dio..." Questo verso di Francesco Guccini ben si presta a presentare il primo mese dell'Estate, che anche in Valle Umbra significa, ovviamente, giornate lunghe, messi d'oro, ciliege e belle serate. Un periodo dell'anno fra i più belli e gradevoli, in cui non esistono problemi per una eventuale visita. Si tratta pur sempre, però, di un periodo di transizione. L'aria fredda del vortice polare non bussa quasi più alle nostre latitudini, l'Anticiclone delle Azzorre è sempre più presente in Italia. Tuttavia, è sufficiente un refolo di aria più fresca, che si intrufoli dalla Valle del Rodano o dalla Porta della Bora, per causare condizioni d'instabilità piuttosto accentuate. Giugno è per eccellenza il mese dei temporali pomeridiani. Il sole, altissimo nel cielo, picchia sulla nostra regione, il cui suolo, caratterizzato da una grande variabilità di utilizzo (boschi, campi, pascoli, città , pianure, montagne, colline, sia arenaceo-marnose che calcaree) si presta in modo particolare al sollevamento di bolle d'aria calda; salendo nel cielo, esse incontrano spesso aria fredda che ancora circola in quota, dando luogo ad acquazzoni che sono la dannazione dei contadini. Peggiora la qualità del grano, il fieno può deteriorarsi dopo il taglio.
Va essenzialmente ai temporali pomeridiani il merito di un Giugno umbro già caldo, ma non certo secco. La media del 1954-70 su Foligno città è di 73 mm., quella degli ultimi dieci anni è intorno ai 55 mm.. Negli ultimi 50 anni, almeno 10 volte il mese si è concluso con un bottino superiore ai 100 mm. di pioggia. Si tratta soprattutto di scrosci violenti, localizzati, ma che indubbiamente contribuiscono molto a mantenere alla nostra zona un aspetto verdeggiante fino al cuore dell'Estate. Più umida la prima decade, con 37 mm. di media; più secca ovviamente l'ultima, con appena 14. Le condizioni variano comunque di anno in anno.   Le temperature aumentano progressivamente: si va dai 25,4 di massima e 13,6 di minima della prima decade fino ai già notevoli 29,8 e 16,6 della terza decade, in cui si avverte generalmente con nettezza lo stacco verso condizioni non più totalmente gradevoli. La continentalità del nostro clima si avverte anche in questo: bastano pochi giorni per passare dal fresco che segue ad un acquazzone da fronte freddo alla già lugubre arsura di alcuni pomeriggi (40° di massima a Foligno città il giorno 17 del 1995; il giorno 9 dello stesso anno la minima era stata di 9°). Dall'analisi dei dati si evidenziano comunque due intervalli più freschi, in cui la Lunga Marcia verso l'estate si arresta temporaneamente. Fra l'11 ed il 17 del mese le temperature calano in modo abbastanza sensibile: la media delle massime del giorno 10 è di 29 gradi, quella del 13 di 26. Ovviamente, sono questi anche i giorni in cui si concentrano i temporali più intensi. Negli ultimi 10 anni, il giorno 12 del mese ha visto ben quattro episodi, di cui tre con apporti superiori ai 20 mm. Un'altra piccola crisi si ha intorno al 19, ma di scarso rilievo. I dati in nostro possesso non confermano invece, per l'Umbria, la costante di un peggioramento freddo intorno alla fine del mese, che abbiamo trovato nella letteratura specializzata. Che Giugno possa riservare sorprese piovose è confermato anche dai dati storici di Perugia. Il 1813 vide cadere ben 278 mm. d'acqua; impressionanti anche i dati del 1853 (188 mm.), del 1871 (265 mm.), del 1889 (245 mm.), del 1920 (200 mm.) e, più recentemente, i 193 mm. del 1986. I temporali pomeridiani sono assai poco democratici. I rilievi ne sono molto più beneficati; la nostra povera Foligno, persa in mezzo alla pianura, si vede spessissimo circondata da nuvoloni e rovesci, con il terreno disseccato dalle raffiche discendenti dei temporali... che irrigano i campi e i giardini altrui, ma non i nostri. Basti pensare che nel 1998 a Foligno caddero 48 mm. di pioggia, contro i 72 del vicino capoluogo regionale. Come abbiamo detto, questo non costituisce necessariamente un male. Come dicevano i nostri bisnonni: Quanno de Giugno pioe la notte, Jisù Cristo mannice la morte.. Se piove per San Vito il vino se n'è ito Se piove per San Barnabà l'uva bianca se ne va; se piove mattina e sera se ne va la bianca e la nera. Il mese si chiude con il più bello, il più corale fra tutti i lavori della campagna: la mietitura. Pé-ssamPietro pìa la farge e correje dietro.
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