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Dicembre PDF Stampa E-mail
Scritto da Alexander Brucolini   
Sabato 01 Dicembre 2007 01:00

Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), nel nostro emisfero l’inverno meteo ha inizio il primo del mese. E’ un inverno che qui comincia alquanto in sordina. La prima parte del mese, ma spesso la maggior parte di esso, sembra più un prolungamento dell’autunno. Specialmente se a dominare sono ancora le correnti atlantiche, il clima si mantiene ancora accettabile, a tratti persino gradevole. Tutt’altra musica si sente se arrivano gli anticicloni (è questo, più di ogni altro, il mese delle nebbie in Valle Umbra) o le depressioni ionico-balcaniche.
 I primi 6-7 giorni sono quasi sempre caratterizzati dall’arrivo di robuste perturbazioni atlantiche, spesso a carattere freddo, con neve sui monti circostanti la Valle Umbra, ma in rari casi anche in pianura. Fra il 1° e l’8 del mese almeno 2-tre giorni di pioggia sono garantiti; spicca negli annali il 1998, quando caddero circa 60 mm., con fenomeni quotidiani e 47 mm caduti nel solo giorno 5. Le temperature non sono troppo basse: negli ultimi 10 anni non si è mai scesi sotto zero prima del giorno 5, con massime sui 10-11 gradi.

Intorno al giorno 7 le perturbazioni atlantiche tendono a cedere il passo agli anticicloni. Inizia il regno delle nebbie, che portano spesso le minime al di sotto dello zero, specie se nei giorni precedenti la neve è scesa a quote piuttosto basse. Anche qui emerge il 1998, con la minima di –5,5 gradi del giorno 9; anche il 10 dicembre 1980 a Perugia il termometro segnò una minima di –5,6 gradi.
 La seconda onda perturbata giunge con buona regolarità intorno a metà mese; paradossalmente, con temperature generalmente più miti dell’irruzione precedente. Non a caso, la media delle massime è più alta nella seconda decade (10,4) che nella prima (10,2). Le precipitazioni sono dunque più abbondanti; il giorno 16 del 1999 caddero ben 65 millimetri di pioggia.
 A seguire, si ripete il consueto schema: alta pressione significa ora nebbia in pianura e splendido sole in montagna. La Valle Umbra in inverno vede infatti numerosi episodi di inversione termica. La riduzione della visibilità raggiunge raramente le punte padane, ma può ugualmente impressionare e mettere in difficoltà l’automobilista non abituato (come ad esempio quello proveniente dalla capitale).
 A dispetto dell’iconografia cinematografica, e con gran scorno dei folignati, prima di Natale e nella mitica notte della vigilia è rarissimo vedere la neve, che spesso non si sistema in pianta stabile, prima di quella data, neanche sulle cime del nostro Appennino (1500 metri circa). A Foligno città la neve in dicembre cade mediamente ad anni alterni, una sola volta.
 Per Natale e nei giorni immediatamente seguenti abbiamo invece la visita della terza perturbazione atlantica, con piogge e neve in montagna. Siamo però ad un punto di svolta: il vero inverno appenninico è ormai arrivato, e negli ultimi due-tre giorni dell’anno inizia a fare sul serio. La temperatura media cala di ben due gradi fra il giorno 22 ed il giorno 29, portandosi da 7 a 5. A cavallo del Capodanno si ha generalmente la prima vera ondata di gelo, con il classico schema caratterizzato da una depressione sul Medio-Basso Adriatico che convoglia sui valichi appenninici aria di diretta provenienza balcanica o addirittura russa. In quest’ultimo caso la tramontana assume il nome di “burjan” e può causare autentiche tempeste di neve, come quella, famosa, del giorno di Santo Stefano del 1996. In questo caso, il vento dell’est giunse con qualche giorno di anticipo.
 Andiamo coi numeri: in dicembre a Foligno cadono mediamente 88 mm.di pioggia, con temperature medie di 9,6 (max.) e 3,2 (min.) gradi. Non è decisamente il mese climaticamente più adatto per una visita turistica, ma neanche il peggiore. L’esperienza mistica di un Natale in Umbria merita ugualmente di essere vissuta. Cappotti e cappelli esistono apposta.
 “Prima de Natale né’-ffriddo né-ffame, doppo Natale lo friddo e la fame”  dicono ancor oggi le nostre nonne, sintetizzando mirabilmente e crudamente la caratteristica fondamentale del dicembre folignate della loro infanzia. La seconda strofa talvolta recita “da Natale in là, friddu e fame in quantità”.