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Editoriale n° 4 PDF Stampa E-mail
Scritto da Luisito Sdei   
Domenica 15 Marzo 2009 02:12

Una domenica di sole, quella del 15 Marzo 2009. Migliaia di folignati a spasso lungo il Topino. Bambini che giocano, le nostre belle ragazze a braccia nude nel sole. Tutti sentono nell'aria la primavera che arriva. E invece no.

Nei giorni immediatamente successivi, l'Anticiclone delle Azzorre e quello Scandinavo si danno la mano. Creano un ponte, anzi, un'autostrada a tre corsie che consente all'aria artica continentale, quella dura, quella cattiva, di creare un vortice che spazza tutta l'Europa centro-orientale. Fra mercoledì 18 e venerdì 20, beffardamente a ridosso della primavera, l'irruzione giunge sull'Italia.

Si crea una depressione sul basso Ionio. La bora flagella le coste adriatiche, la neve scende fino a quote basse da Venezia fino a Bari. Il peggio viene dopo la fase perturbata, al ritorno del sereno: forti gelate colpiscono orti e giardini, bastonano gli alberi da frutta già in fiore.

E' uno scenario possibile, uno dei molti, sicuramente il più estremo, quello che ci raccontano a più riprese i modelli di previsione. Poi anzi no, si accartocciano su sé stessi, tornano indietro, ci dicono di stare tranquilli, che anzi la primavera è davvero lì, nascosta magari dietro ad una depressione mediterranea.

Di certo, Marzo ci tiene sempre col fiato sospeso e ci getta nella confusione. La gigantesca linea di separazione che tiene distinte le masse di aria artica e quelle subtropicali, il cosiddetto fronte polare, è mobilissimo in questo periodo dell'anno, quasi indistinto. I mari, ormai freddissimi dopo sei mesi di rilascio di calore, contano poco: sono masse d'aria continentale che comandano. Quelle che ti asciugano un campo o un fosso in due giorni, quelle che ti fanno ripiombare in inverno, quelle che ti tirano fuori, se vogliono, sciami d'insetti a milioni nel giro di poche ore, perchè c'è subito Africa nell'aria.

Anche coloro che, come chi scrive, credono fermamente nelle teorie dell'effetto serra come base del cambiamento climatico globale in corso, devono avvertire il lettore di diffidare dagli annunci allarmistici, dallo  scambiare le normali pazzie di quello che è, in fondo, un mese invernale, per sintomi dell'Apocalisse prossima ventura. Lo impone, se non altro, il rispetto per chi quella Apocalisse la sta vivendo davvero (Australia docet).

Se il 21 Marzo l'Appennino Umbro si dovesse svegliare bianco di neve, lo farebbe senza alcuna anomalia, obbedendo alle leggi eterne del nostro clima, che vogliono la primavera più fredda dell'autunno, e comunque, come dice il proverbio sulla Candelora, “il freddo fino a Pasqua”.

Ultimo aggiornamento Domenica 15 Marzo 2009 02:16